1. Quando la paura più grande è perdere tempo con i propri figli
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Chi affronta una separazione, prima o poi, si pone la stessa domanda: quanto tempo potrò ancora passare con mio figlio? È una paura legittima, che riguarda madri e padri allo stesso modo, e che spesso si intreccia con un timore preciso, quello di essere valutati non per come si è genitori ma per un ruolo che la società attribuisce in automatico a seconda del genere. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione interviene proprio su questo punto e merita di essere conosciuta da chiunque stia affrontando o tema di affrontare un procedimento di affidamento.
2. Cosa ha deciso la Cassazione
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Con l'ordinanza n. 6078 del 17 marzo 2026, la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione ha stabilito che le decisioni su affidamento, collocamento e tempi di frequentazione dei figli minori non possono fondarsi su criteri astratti, come la sola tenera età del bambino, ma devono nascere da una valutazione concreta della specifica realtà familiare. In altre parole, il giudice non può limitarsi a presumere che, per i bambini più piccoli, la vicinanza alla figura materna sia automaticamente la soluzione più adeguata. Ogni famiglia va guardata per quello che è, non incasellata in uno schema valido a priori.
3. Il caso da cui nasce il principio
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Alla base della pronuncia c'è la vicenda di due genitori di due figli gemelli. Il Tribunale di Parma, con provvedimento dell'8 luglio 2024, aveva disposto l'affidamento condiviso con collocamento paritario a settimane alterne tra i due genitori, una soluzione che rifletteva pienamente il principio di bigenitorialità. La Corte d'Appello di Bologna aveva successivamente ribaltato questa impostazione, disponendo il collocamento prevalente dei bambini presso la madre, l'assegnazione della casa familiare a lei e una riduzione sensibile dei tempi di frequentazione con il padre. La motivazione della Corte territoriale faceva leva sulla giovane età dei bambini, ritenendo che per figli molto piccoli la figura materna fosse quella "naturalmente" più rispondente ai loro bisogni.
La Cassazione ha cassato questa impostazione, chiarendo che l'età del minore resta un elemento da considerare ma non può mai essere l'unico né il decisivo. Deve essere valutata insieme a tutti gli altri elementi concreti della vicenda: organizzazione della vita familiare, presenza e affidabilità di ciascun genitore, qualità del legame costruito con i figli.
4. Perché conta il riferimento all'articolo 337-ter del Codice Civile
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La Corte richiama l'articolo 337-ter del Codice Civile, la norma cardine che impone al giudice, in caso di separazione o divorzio, di adottare i provvedimenti relativi ai figli avendo come unico riferimento il loro interesse morale e materiale. È proprio da questa disposizione che discende il divieto di automatismi: la legge non individua un genitore "di default" a cui affidare i figli piccoli, ma richiede un accertamento puntuale, caso per caso, di quale soluzione tuteli davvero il minore.
5. Il no della Cassazione agli stereotipi di genere nell'affido
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Un punto centrale dell'ordinanza è il rifiuto di quella che i commentatori chiamano "maternal preference", cioè la tendenza, spesso inconsapevole, ad attribuire alla madre un ruolo prevalente per i figli piccoli solo in virtù del genere. La Cassazione chiarisce che la capacità genitoriale non dipende dal genere del genitore ma dalla concreta organizzazione della vita familiare e dalla effettiva presenza nella quotidianità dei figli. Un padre presente, affidabile e coinvolto non può essere relegato a un ruolo marginale sulla base di un pregiudizio implicito, così come una madre non deve essere automaticamente considerata la figura di riferimento solo perché tale.
La Cassazione ribadisce che la bigenitorialità non è una clausola di stile ma un criterio che deve orientare concretamente le decisioni dei giudici di merito. Il figlio ha diritto a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, salvo che questo sia in concreto pregiudizievole per lui.
6. Cosa cambia in pratica per chi è in fase di separazione
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Questa pronuncia non garantisce un esito specifico a nessun genitore, e ogni caso resta legato alle sue circostanze concrete. Ciò che cambia è l'onere motivazionale richiesto ai giudici di merito: una decisione che riduce i tempi di un genitore con i figli piccoli non può più appoggiarsi solo sull'età dei bambini, ma deve spiegare, con elementi concreti, perché quella specifica soluzione sia la più adeguata per quel bambino, in quella famiglia. Per chi si trova ad affrontare un procedimento di affidamento, questo significa che la documentazione della propria presenza quotidiana nella vita dei figli, prima e durante la separazione, assume un peso importante.
7. Domande frequenti
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L'ordinanza 6078/2026 vale anche per bambini in età prescolare?
Sì, il caso da cui nasce la pronuncia riguardava due bambini gemelli e il principio è stato affermato proprio in relazione all'argomento della "tenera età", spesso invocato per i figli più piccoli. La Cassazione ha chiarito che anche in questi casi l'età non può essere l'unico criterio.
Cosa significa in pratica "valutazione in concreto della realtà familiare"?
Significa che il giudice deve guardare a elementi specifici della singola famiglia, come l'organizzazione della vita quotidiana, il coinvolgimento effettivo di ciascun genitore nella cura dei figli e la qualità del legame costruito, e non applicare uno schema valido per tutte le famiglie allo stesso modo.
Questa decisione favorisce i padri rispetto alle madri?
No. Il principio affermato dalla Cassazione è neutro rispetto al genere: chiede che ogni decisione sia motivata sulla base della situazione concreta, non su presunzioni legate al fatto di essere madre o padre.
Cosa prevede l'articolo 337-ter del Codice Civile richiamato dalla Corte?
È la norma che impone al giudice, nei procedimenti di separazione e divorzio, di adottare i provvedimenti relativi ai figli avendo come riferimento esclusivo il loro interesse morale e materiale, garantendo di norma la bigenitorialità.
Come si è conclusa la vicenda giudiziaria da cui nasce l'ordinanza?
La Cassazione ha cassato la decisione della Corte d'Appello di Bologna, che aveva ribaltato l'affidamento condiviso e paritario disposto dal Tribunale di Parma, rinviando per un nuovo esame che tenga conto dei principi affermati.
8. Un confronto informato prima di ogni decisione
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Le vicende di affidamento toccano nel profondo, ed è comprensibile voler sapere in anticipo come tutelare al meglio il rapporto con i propri figli. Ogni situazione familiare ha caratteristiche proprie che meritano un'analisi dedicata, alla luce anche di questa evoluzione giurisprudenziale. Il team Civile e Famiglia dello Studio Legale BCS è a disposizione per un confronto informato sulla propria situazione specifica.