Il diritto penale d’impresa riguarda i reati commessi nella gestione di un’impresa,
come bancarotta, reati societari e tributari, e la responsabilità degli enti prevista dal
D.Lgs. 231/2001. Lo Studio Legale BCS assiste in tutta Italia persone indagate, imprese e
persone offese. Partiamo dagli atti e seguiamo il procedimento dalle indagini fino alla
Cassazione.
L'Avv. Vincenzo Sapone è iscritto all’albo speciale degli avvocati abilitati al
patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori, tenuto dal Consiglio Nazionale Forense:
può quindi seguire la difesa anche nel giudizio davanti alla Corte di cassazione.
"La difesa non è un ostacolo alla giustizia, ma il suo presupposto essenziale."
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Difesa in ambito di false comunicazioni sociali, bancarotta e
responsabilità 231.
Reati Finanziari
Consulenza e difesa per reati tributari, usura, riciclaggio e
autoriciclaggio.
Cassazione
Patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori, con iscrizione
all’albo speciale tenuto dal Consiglio Nazionale Forense.
Difesa penale qualificata, dalle indagini preliminari alla Corte di Cassazione.
N° 02 - In breve
Le domande essenziali.
Come risponde un’impresa dei reati commessi al suo interno?
Il D.Lgs. 231/2001 rende l’ente responsabile per alcuni reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio da chi lo amministra o lo dirige, anche di fatto, o da chi è sottoposto alla loro vigilanza (art. 5). Se il reato è commesso da un vertice, l’ente non risponde se prova di aver adottato ed efficacemente attuato, prima del fatto, un modello organizzativo idoneo, di aver affidato la vigilanza a un organismo con poteri autonomi e che il modello è stato eluso in modo fraudolento (art. 6).
Le sanzioni sono pecuniarie e interdittive, oltre alla confisca e alla pubblicazione della sentenza (art. 9). La sanzione pecuniaria si applica per quote, da cento a mille, con una quota che vale da circa 258 a 1.549 euro; nei casi previsti dalla legge si calcola invece in percentuale sul fatturato (art. 10). Fra i reati presupposto ci sono i reati tributari (art. 25-quinquiesdecies) e, dal 1° luglio 2025, i delitti contro gli animali (art. 25-undevicies).
Cosa fare se si riceve un’informazione di garanzia?
L’informazione di garanzia arriva quando il pubblico ministero deve compiere un atto al quale il difensore ha diritto di assistere. Contiene una descrizione sommaria del fatto, le norme che si assumono violate, data e luogo, e l’invito a nominare un difensore di fiducia (art. 369 c.p.p.). Non è una condanna e non è un rinvio a giudizio: segnala che esiste un’indagine.
Il primo passo è leggere l’atto con un difensore, prima di parlare del fatto con chiunque. Prima di ogni interrogatorio la persona deve essere avvisata che ha la facoltà di non rispondere e che le sue dichiarazioni potranno essere usate nei suoi confronti (art. 64, comma 3, c.p.p.). Conservare documenti, email, contratti e registri contabili utili aiuta a ricostruire i fatti e a scegliere la strategia difensiva.
Quando si prescrive un reato?
La prescrizione estingue il reato quando passa un tempo pari al massimo della pena prevista dalla legge, e comunque non meno di sei anni per i delitti e quattro per le contravvenzioni (art. 157 c.p.). Gli atti interruttivi allungano il termine, di regola al massimo di un quarto (art. 161 c.p.). Con la sentenza di primo grado il corso della prescrizione cessa definitivamente (art. 161-bis c.p.).
Nei giudizi di impugnazione opera invece l’improcedibilità: se l’appello non si chiude entro due anni, o il giudizio di cassazione entro un anno, l’azione penale diventa improcedibile, salve le proroghe previste per i giudizi complessi (art. 344-bis c.p.p.). Il calcolo va fatto caso per caso, guardando alla data del fatto, alle aggravanti e alle sospensioni.
Quando si può chiedere il patteggiamento?
Il patteggiamento è l’applicazione della pena su richiesta dell’imputato e del pubblico ministero. La pena è diminuita fino a un terzo e, se detentiva, dopo la riduzione non può superare cinque anni; alcuni reati gravi sono esclusi (art. 444 c.p.p.).
Se la pena non supera due anni, la sentenza non comporta il pagamento delle spese né pene accessorie e misure di sicurezza, salva la confisca. In quel caso il reato si estingue se nei cinque anni successivi, o due per le contravvenzioni, non si commette un reato della stessa indole (art. 445 c.p.p.). La sentenza non ha efficacia e non può essere usata come prova nei giudizi civili, disciplinari, tributari e amministrativi; per il resto è equiparata a una condanna. Conviene valutarlo con il difensore dopo aver letto gli atti.
Bancarotta e reati tributari: cosa rischia chi amministra?
Con il Codice della crisi d’impresa la bancarotta è regolata dal D.Lgs. 14/2019 per le imprese in liquidazione giudiziale. La bancarotta fraudolenta, per distrazione di beni o per sottrazione e falsificazione delle scritture, è punita con la reclusione da tre a dieci anni; quella preferenziale, cioè pagamenti o garanzie che favoriscono un creditore a danno degli altri, da uno a cinque anni (art. 322). Le stesse pene valgono per amministratori, direttori generali, sindaci e liquidatori di società (art. 329).
La condanna comporta anche l’inabilitazione all’esercizio di un’impresa commerciale e l’incapacità a esercitare uffici direttivi fino a dieci anni. I reati tributari sono nel D.Lgs. 74/2000 e per alcuni di essi risponde anche la società (art. 25-quinquiesdecies del D.Lgs. 231/2001). La difesa lavora su scritture, flussi finanziari e ricostruzione delle decisioni.
Con «white collar crimes» si indicano i reati economici commessi nell'esercizio di un'attività professionale o d'impresa: per esempio bancarotta, false comunicazioni sociali, reati tributari, corruzione e riciclaggio. Per alcuni di essi, come i reati tributari, può rispondere anche la società (art. 25-quinquiesdecies del D.Lgs. 231/2001).
Come funziona la responsabilità degli enti (D.Lgs. 231/2001)?
L'ente risponde di alcuni reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio da vertici o dipendenti (art. 5). Le sanzioni sono pecuniarie per quote, interdittive, la confisca e la pubblicazione della sentenza (art. 9). Se il reato è commesso da un vertice, l'ente non risponde se prova di aver adottato ed efficacemente attuato prima del fatto un modello organizzativo idoneo, vigilato da un organismo autonomo (art. 6).
Quali sono i tempi di prescrizione per i reati societari?
Vale la regola generale: il reato si prescrive in un tempo pari al massimo della pena prevista, e comunque non meno di sei anni per i delitti (art. 157 c.p.); gli atti interruttivi possono allungarlo, di regola fino a un quarto (art. 161 c.p.). Dopo la sentenza di primo grado la prescrizione cessa di correre (art. 161-bis c.p.) e nei giudizi di impugnazione si applicano i termini di improcedibilità (art. 344-bis c.p.p.).
Quando conviene patteggiare in un procedimento penale?
Il patteggiamento riduce la pena fino a un terzo ed è possibile se la pena detentiva, dopo la riduzione, non supera cinque anni (art. 444 c.p.p.). Se la pena non supera due anni non ci sono spese né pene accessorie, e il reato si estingue se nei cinque anni successivi (due per le contravvenzioni) non si commette un reato della stessa indole (art. 445 c.p.p.). La scelta si fa sugli atti, con il difensore.
Cosa fare se si riceve un avviso di garanzia?
L'informazione di garanzia comunica che è in corso un'indagine e invita a nominare un difensore di fiducia (art. 369 c.p.p.). Conviene non rilasciare dichiarazioni prima di aver letto l'atto con un avvocato, ricordando che nell'interrogatorio si ha la facoltà di non rispondere (art. 64 c.p.p.), e raccogliere i documenti utili alla difesa.
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