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Pagamento che non hai autorizzato: non sei tu a dover dimostrare di essere innocente

Avv. Micaela Malinverno pagamento-non-autorizzato-rimborso-onere-della-prova

Davanti a un'operazione non autorizzata sul conto o sulla carta, il punto di partenza fissato dalla legge non è la contestazione ma la restituzione: il prestatore di servizi di pagamento rimborsa entro la fine della giornata operativa successiva a quella in cui ha avuto conoscenza dell'operazione. E l'onere della prova non è del cliente: spetta alla banca dimostrare che l'operazione è stata autenticata, correttamente registrata e contabilizzata. Il fatto che sia passata dall'autenticazione forte non basta di per sé a presumere il dolo o la colpa grave dell'utente, che vanno accertati sulla condotta concreta e non supposti. Questo articolo spiega come si costruisce il disconoscimento, quando il rimborso può essere legittimamente sospeso e perché essere stati ingannati non equivale ad aver agito con colpa grave.

Pagamento che non hai autorizzato: non sei tu a dover dimostrare di essere innocente
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account_balance_wallet 1. La regola di partenza è il rimborso, non la discussione

Quando dal conto spariscono somme che non si riconoscono, la reazione più comune è prepararsi a una lunga contestazione. La disciplina dei servizi di pagamento parte invece dal punto opposto.

Davanti a un'operazione non autorizzata il prestatore rimborsa entro la fine della giornata operativa successiva a quella in cui ha avuto conoscenza dell'operazione eseguita senza autorizzazione. Non è l'esito di un accertamento: è il punto di partenza, e tutto il resto viene dopo.

balance 2. Chi deve provare che cosa

È il passaggio che ribalta la conversazione allo sportello, ed è anche quello meno conosciuto da chi si presenta a contestare.

D.lgs. 11/2010 · L'onere della prova

Spetta al prestatore di servizi di pagamento provare che l'operazione è stata autenticata, correttamente registrata e contabilizzata, e che non ha subito le conseguenze di malfunzionamenti o altri inconvenienti.

Non spetta al cliente provare il contrario.

La differenza è sostanziale. Il cliente non deve ricostruire come sia stata possibile l'operazione né dimostrare di non averla disposta: deve disconoscerla. È la banca a dover dimostrare la regolarità tecnica di ciò che è accaduto.

fingerprint 3. Autenticato non vuol dire autorizzato

Su questa confusione si arenano più rimborsi che su qualsiasi altro argomento. Che l'operazione sia passata dall'autenticazione forte, cioè dai fattori di sicurezza previsti, non è di per sé ragione sufficiente per presumere che il cliente abbia agito con dolo o colpa grave.

Serve una valutazione della condotta concreta, non l'esito tecnico del sistema. L'autenticazione dice che i fattori sono stati inseriti; non dice chi li ha inseriti, né in quali circostanze.

pause_circle 4. Quando il rimborso può essere sospeso

La sospensione esiste, ma non è una facoltà libera dell'intermediario. È ammessa soltanto in caso di fondato sospetto di frode riconducibile all'utente, e a condizione che il prestatore ne dia comunicazione all'Autorità di vigilanza.

CondizioneChe cosa richiede
Fondato sospetto di frodeDeve essere riconducibile all'utente, non generico
Comunicazione all'Autorità di vigilanzaÈ una condizione, non un adempimento interno facoltativo
Motivazione al clienteUn rifiuto va spiegato: conviene chiederlo per iscritto

Un sospetto che non viene comunicato non regge come motivo di rifiuto. È la prima cosa da verificare quando la risposta è che il rimborso resta sospeso.

draft 5. La prima mossa non è la telefonata

La telefonata al servizio clienti serve a bloccare lo strumento, e va fatta subito. Non serve però a costituire la prova, e questo è il punto in cui molte posizioni si indeboliscono senza che nessuno se ne accorga.

Il disconoscimento va messo per iscritto e datato, con l'elenco delle operazioni contestate, perché è l'atto da cui decorre la conoscenza del prestatore. Da quella data si misura il termine del rimborso, e senza quella data il termine semplicemente non parte.

psychology_alt 6. Essere stati ingannati non è colpa grave

"Ho dato io i codici, quindi è colpa mia" è la ragione per cui moltissime truffe non vengono nemmeno contestate. È una conclusione affrettata.

Essere stati ingannati non equivale ad aver agito con colpa grave. La valutazione riguarda la condotta e va fatta caso per caso: contano la sofisticazione dell'inganno, gli alert mancati, il comportamento tenuto dal prestatore. Un rifiuto motivato soltanto dall'aver inserito le credenziali è un rifiuto da contestare, non una constatazione.

Cosa fare, nell'ordine

Bloccare lo strumento con una telefonata. Mettere il disconoscimento per iscritto e datarlo, elencando le operazioni. Chiedere per iscritto la motivazione di ogni rifiuto o sospensione. Conservare ogni scambio: sms, email, schermate, orari.

support_agent 7. Da che parte sta l'onere della prova

Prima di rassegnarsi conviene ricordare la regola di fondo: non è il cliente a dover spiegare come sia successo, è il prestatore a dover dimostrare che l'operazione era in regola.

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